Adriana Peregalli, donna e insegnante partigiana, pittrice di Delebio, e il suo racconto, la sua storia, che è un intreccio di tante piccole storie.
Ogni individuo è un Mondo a sé, un Mondo, una vita, costruita sulla base delle esperienze vissute, degli incontri fatti e delle storie di chi ci ha preceduto, il tessuto familiare di cui tutti siamo il prodotto. Sono questi piccoli mondi queste piccole storie a creare tutte insieme il grande arazzo dell’umanità e della Storia, un concetto più e più volte ribadito nel corso delle serate alla Casa Uboldi, serate durante le quali molto spesso le piccole grandi storie di gente comune con vite a volte fuori del comune hanno trovato il loro spazio per essere raccontate. L’ultima in ordine di tempo è stata in coda a marzo con l'esperienza della pittrice ed ex partigiana Adriana Peregalli, donna di Delebio, figura importante della Resistenza valtellinese, una protagonista che, come ha spiegato lei stessa in un videomessaggio in chiusura, ha voluto lasciare una testimonianza concreta del suo vissuto anche e in primo luogo come eredità ai figli.
Ed è così che è nato il libro CHIARO DI LUNA, UNA VITA lavoro che ha poi inaspettatamente a detta dell’autrice riscosso anche un discreto successo di pubblico. Un libro che nasce anche in primo luogo dalla grande abilità di Adriana di conversare e raccontare storie. Un giorno gli amici, Sandro e Gina Dell’Oca col marito di quest’ultima Pinuccio Corti, hanno deciso di registrare queste conversazioni mettendole poi per iscritto cercando di mantenere lo stile e la freschezza del linguaggio originale le espressioni dialettali, non badando alla grammatica e alla sintassi quanto piuttosto la volontà di favorire "il magico fluido scorrere del racconto": così che le parole della signora Adriana non andassero perdute. Poi il risultato di questo lavoro è stato presentato in varie conferenze - e anche a Talamona - attraverso letture di spezzoni del libro e una presentazione fotografica, un racconto come quelli che chiunque potrebbe ascoltare dalle proprie nonne di casa se ne avesse il tempo, la voglia, la pazienza.
LA STORIA di Adriana, comincia nel 1925 quando l'autrice nasce a Rogolo, ultima di quattro fratelli ed è una storia popolata da persone di spessore: ad iniziare dai genitori in particolare il padre, figlio di Rosa Maggi, una maestra talamonese il cui nome, Esuberanzio, ne tradiva la personalità forte, il carattere originale, la tendenza ad avere le proprie idee e a difenderle ad oltranza. Un padre cui Adriana sarà sempre molto legata e che intratteneva col prete del paese rapporti burrascosi che ricordavano molto quelli guareschiani tra don Camillo e Peppone.
Un padre e una madre, la madre di Adriana che non è da meno, anche lei con una forte personalità e un grande amore per la cultura che diffondeva trasformando al pomeriggio il suo negozio di sarta in un salotto come quello delle dame dei due secoli precedenti dove si leggevano i romanzi di Carolina Invernizio, la scrittrice più in voga all’epoca. In tutto questo, una vita e storia di vita così intrisa di valori e buone pratiche, pur in una famiglia amorevole come quella di Adriana non era così scontata, Nella sua famiglia non si usava nei confronti dei flgli eccessiva severità, come pur si era abituati allora: puntando sopratutto a trasmettere l’importanza dell’onestà e del rispetto, da dare, ma anche da pretendere, da tutti.
Il racconto attraversa e viene attraversato da anni difficili come quelli del fascismo resi ancor più cruciali dal fatto che il padre di Adriana era un socialista: che rifiutava di tesserarsi al partito fascista, la famiglia ebbe delle difficoltà per queste scelte politiche, e a scuola Renata veniva presa di mira dalle maestre. DIfficoltà che non fece venire meno il suo amore per la cultura, una vocazione che la portò a divenire maestra a sua volta perseguendo accanitamente ea anche in modo precario la propria istruzione, portata avanti anche durante gli anni di clandestinità. La sua formazione come insegnante coincise infatti con l'impegnativo periodo della lotta partigiana: anni in cui si uccideva e si moriva, in cui i confini tra bene e male non erano ben definiti, durante i quali Adriana doveva nascondersi perché ben nota alle autorità come collaboratrice partigiana. Un ruolo che tuttora Adriana continua ad onorare come presidente dell’ANPI, l’associazione nazionale dei partigiani di Delebio. Trascorsi e momenti terribili che l’hanno costretta a crescere in fretta, inframezzati da altri momenti lieti, normali per ogni ragazza, come le prime esperienze amorose, della sorella maggiore e poi sue: e gli anni più felici della sua vita da insegnante. Una storia caratterizzata anche da incontri inconsapevoli con uomini che poi sono diventati famosi come lo scrittore Alberto Bevilacqua da poco scomparso e Silvio Berlusconi. Racconto intitolato Chiaro di luna perché Adriana ad un certo punto ha visto il proprio passato diventare sfocato e lattiginoso: come un paesaggio al chiaro di luna, titolo dato anche ad un suo quadro che compare sulla copertina del libro. Questa storia Adriana ha scelto di fissare sulle pagine e tramandare, con la pacata saggezza che dona l’esperienza, l’aver attraversato e affrontato con coraggio la maggior parte della propria esistenza. Una storia che non si dipana secondo un preciso percorso cronologico, ma che segue il caotico filo dei ricordi e che, come ha sottolineato l’assessore alla cultura Simona Duca “rappresenta uno spaccato di vita ai tempi della resistenza che, come tutte le storie di questo genere sono testimonianze preziose che tutti dovremmo portarci dietro".
Antonella Alemanni



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