Attende ancora una soluzione il problema eternit delle Seriole. La copertura della ex fabbrica Biffi, di Morbegno, di cui abbiamo già accennato, Biffi centro conservaturiero alimentare ora dismesso continua a rappresentare un disagio e forse un potenziale pericolo per i cittadini del luogo. E' molto alterato il tetto di un capanno che sorge davanti alla fabbrica, e resta il dubbio che anche tutta la copertura dell'edificio maggiore possa essere di eternit, mostrando alla vista, dal basso, gli stessi licheni che infestano i coppi più visibili. La formazione dei licheni sulle lastre di eternit è tra i segnali che vengono considerati indicativi di una possibile maggiore pericolosità del materiale stesso. E la collocazione delle lastre, nel "corridoio" ventoso del lungo Bitto a sud della città, in zona abbastanza umida, poco monitorata, tra le poche case rimaste dei residenti non garantisce un isolamento alla dispersione dell'asbesto. Il vento forte che scende nella gola dalla Val Gerola potrebbe portare materiale cancerogeno anche in tutto il contesto attiguo, tra i palazzi e le vie della Morbegno vecchia. Le autorità sanitarie interpellate sull'argomento, da Sondrio, avevano inteso sdrammatizzare sul tema. Dalla Asl era stato detto che le coperture in eternit sono svariate, in tutta la provincia, che ci si può convivere. Dai residenti del luogo è stata segnalata una morte per tumore di una signora, un fatto rimarcato. Anche se nessuno, onestamente può dirsi certo di poter correlare cause ed effetti. E del resto sono questioni delicate. Nel frattempo la ex Biffi sta lì. Un rudere che potrebbe essere colmo di veleni, a meno di cento metri dal centro storico cittadino, su cui nessuno si decide ad intervenire. «Se esiste un pericolo di nocività dell'eternit - ha precisato l'assessore all'Urbanistica di Morbegno Cristina Pinciroli - è la proprietà che deve intervenire, ne deve rispondere. Per quanto riguarda l'ex stabilimento - ha poi spiegato - è in corso un ricorso dei proprietari, contro un vincolo edificatorio della Regione». E' questo vincolo che ha bloccato il recupero della costruzione. «Presa in carico di eventuali problemi di nocività a parte - ha quindi chiarito l'assessore - la ex Biffi era destinata ad una conversione in senso residenziale. I proprietari volevano fare degli alloggi, e anche il piano regolatore aveva individuato tale possibilità. Ma sono sopraggiunti dei divieti da parte della Regione. In un primo tempo sembrava che l'iniziativa di costruzione residenziale alle Seriole avrebbe avuto il via libera. Sembrava, perché in un secondo momento la Regione ha messo vincolo sul progetto, decidendo che si doveva mantenere nella ristrutturazione la originaria destinazione d'uso. O in caso contrario -è stato spiegato - fare arretrare il muro a ovest del fabbricato di quattro metri per consentire la pulizia dell'alveo del fiume, sottostante, e per motivi di sicurezza idrogeologica. E il punto è che non esiste più l'opportunità, nemmeno la logica per andare a ricostruire una attività industriale in quella zona, così come la proprietà non vuole perdere quattro metri su un edificio che non è sufficientemente largo per offrire spazio a tale sottrazione. Così, è stato avanzato dai titolari dello stabile un ricorso alla Regione, e la situazione adesso è un po' congelata». Nel frattempo il problema resta "incagliato", e la realtà delle Seriole, anche i piccoli nuovi cittadini del luogo, un bambino, che hanno la strada male asfaltata, scarpe rotte, e immondizia sui tetti su cui nessuno vuole andare, attendono una prima risposta alle loro ansie e chiarezza sul futuro dell'area.
foto Pezzolla



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