La crisi, le velleità di chi perde, e la forza di chi resiste

Non tutti nascono "imparati". Arti, mestieri, lavori, professioni e vocazioni di impiego si apprendono in un lungo percorso che dalle intenzioni del fare, prepara e porta senza scappatoie o scorciatoie, o cadute, alla capacità di attuare nel tempo qualcosa che vada oltre la fantasia, oltre le fantasie che certe volte ci abbagliano. Quelle fole, che spesso ci agitano e ci fanno pensare di potere essere diversi da ciò che siamo. Facendoci dimenticare che ognuno, nonostante quello che abbia voglia di raccontarsi, quando si guarda allo specchio, magari con su un bel vestito, è solo sé. 

In questi anni, purtroppo, molti, con in mano una bella penna stilografica, da agitare nei summit; un doppiopetto, dei mocassini costosi, con quell'aria brianzola di chi tutto vede e fa con la semplicità di un gesto, hanno pensato, complice magari una politica compiacente, di giocare con i soldi e il lavoro. Ma il lavoro non è un gioco. La crisi è il feedback, la "restituzione" in Italia di questa cultura del fare fittizia, quasi miserabile. E i Paesi che risentono meno della crisi, sono Paesi nei quali la produttività per il lavoro e le aziende non è stata legata mai alle fantasie, alle avventure spericolate di mercato, agli incarichi  e ai ruoli in azienda, affidati senza seguire i curriculum. Ai dirigenti scelti secondo la disponibilità a chinare la testa. A usare il cinismo, più che la competenza, per presidiare e fare fruttare la posizione.

Intanto, si scende. Però non tutti. Madesimo, ad esempio, nell'estate ha iniziato a volare. Qui in Valtellina, e Valchiavenna, il neo Consorzio turistico dell'Alta valle Spluga, pochi mesi di esistenza, ha riempito la propria estate di eventi. Ha portato in cima su quel pianoro arso di sole, sistemato con i suoi tetti e condomini, le piste da sci, al confine e vicino al cielo, ospiti di primo piano. Non solo le firme plurititolate del Premio Madesimo, ma le storie. Manuel Antonio Bragonzi; Pio D'Emilia, Oreste Forno, Andrea Vitali, bellanasco, che abita a 15 chilometri da Colico, e che in Valtellina non si vede mai. Insomma, insieme alle rassegne, agli artisti, gli uomini: una cifra di cultura che per una località alpina che ambisce a catalizzare, in un periodo di crisi, dei turisti, dovrebbe essere un target di lavoro da raggiungere, per inserirlo in cartellone.

Altrove, si respira e si parla sulle piccole righe dei soliti spartiti. Le sagre; l'estate vissuta come un periodo da passare. Poi arriva settembre. 

Settembre del 2012.

Ah: Madesimo ha anche iniziato a fare comunicazione. Non utilizzando obtorto collo, un qualche addetto stampa, che i comunicati li fa e magari li inoltra solo a chi vuole lui; che fa le marchette, che non tutela gli interessi di chi lo paga. No, Madesimo ha fatto comunicazione, come la fa in Valle Livigno; come la fa l'amministrazione provinciale di Sondrio; e il Coni, Comitato olimpico di Sondrio; il Multiconsorzio. Ha comunicato la propria attività e immagine in modo continuo, e produttivo, collaborando con la stampa. Facendo rinascere l'appeal della località, promuovendola al meglio, non invischiandola in manovre illustrative fittizie. Ci si domanda, cosa farebbe Madesimo, questa Madesimo, di un Kima?