Sembrare Veri /editoriale #turismo, Morbegnoonline

20.07.2013 17:59

  sembrare veri

 

Qualche volta sembra che la Bassa Valtellina “non sembri”. Non sembra che qui ci sia la Valgerola, o la Valle di Albaredo, che ci sia il Bitto, che ci siano i pascoli alti, le zone dei laghi in quota, le “terre alte”, patrimoni naturali che la gente sogna di potere visitare almeno una volta nella vita. Luoghi di archeologia materiale, destinati a stuzzicare la curiosità di ogni cittadino urbano del mondo.

 

Qualche volta sembra che Morbegno disti dalla Val di Mello cento chilometri. La Val di Mello, un capolavoro della natura, luogo secondo Bonatti, il monzese e valtellinese, alpinista ed eroe nella tragedia del Pilone centrale del Freney, l'eroe vero della prima spedizione italiana al K2, luogo di montagna, secondo lui, non tra i più belli: il più bello del mondo. Sopra la Val di Mello sembra ci sia la Val Masino. C'è il Pizzo Badile, il Pizzo Cengalo, la Punta Allievi, tanto per citare qualche vetta. Se uno gira tutte le Alpi trova pareti simili solo in Lavaredo e sul versante francese del Monte Bianco.

Tartano è un miraggio, anche se arrivarci è una penitenza. Non sembra, ma anche Tartano è un luogo da pellegrinaggio. E ci sono gli orsi, e ci sono le linci, i cervi. Poi c'è la città: Morbegno, Cantine. Per Milano è così. Morbegno è conosciuta per Cantine, la manifestazione enogastronomica di primo autunno. E per il Bitto.

 

Le piccole valli sono in via di valorizzazione, non dimentichiamo Sostila, il lavoro che sta facendo Forcola. La Val Lesina con il Legnone è un parco a sé, tutto ancora da valorizzare: una specie di wilderness ulteriore immersa nell'area protetta orobica. I Cèch hanno la vitalità delle vigne, e dei vignaioli, che fanno vini destinati passando per un po' di barrique, a breve, a non sfigurare davanti a Dirupi. E hanno i sentieri in piano, quelli che fanno allegre le comitive gli escursionisti da “passo lento”. Poi vicino c'è il lago. Sono quindici chilometri. Colico è un'attrattiva. C'è il Kite surf. Ci si può arrivare in bicicletta immergendosi nel Sentiero Valtellina.

Poi c'è Albaredo, che ha Fly Emotion: se si costruisse una palestra di roccia sulla strada per Bema, il polo ricreativo e il grande impianto orobico a fune, si rivelerebbe come una vera “dinamite” sui sonni assopiti di un certo turismo lombardo.

 

In tutto questo Morbegno, con i suoi operatori, i suoi intellettuali, cittadini attivi e con gli occhi alla vicina Engadina, cerca il proprio vettore turistico.

In una serata-dibattito andata in scena giovedì a cura di alcuni albergatori, si sono incrociate tutte queste rivelazioni. Morbegno che ha chiaro tutto questo, ma a pezzi.

Chi sa il valore della Val di Mello, non “vede” Cantine. Chi rivendica, di “avere inventato cantine” non ha la certezza sulla integrazione possibile tra i soggetti turistici. Chi vuole cambiare marcia critica tutto. Chi critica tutto non vuole cambiare marcia. Chi indica l'assenza del prodotto, non indica i prodotti primi da rendere tesoro di marchio. Tutti si dimenticano il vino dei Cèch. Che pure “sembra” ci sia.

Ma tutto questo è nulla. I tempi non ammettono facezie. Morbegno ha una chiave chiara per il proprio futuro. La ha insieme, come sostengono peraltro gli stessi amministratori cittadini, “perlomeno a Gerola e Valmasino”, due dei luoghi di montagna più affascinanti d'Italia.

Forse manca proprio il marchio. Che per un territorio, si chiama Marca, la “marca territoriale”. Va pensata, forse va chiamato qualcuno di esperto per elaborare il tema. Si faccia attenzione che non siano di nuovo i creativi di “Emozioni” che hanno già sfornato