Editoriale§ Valle che muore: be' non lasciamola morire

24.06.2013 09:27

 

Noi abbiamo delle fisse, delle idee fisse - qualcuno, ci vorrà perdonare per questo.

In realtà, come tanta brava gente che ascolta, guarda, osserva, registra, si fa un'idea,  avremmo in realtà delle convinzioni. Poi, siccome i "massimi sistemi" si attestano e operano e scelgono da altre parti, le "convinzioni" senza il conforto di confronti, di feedback decisivi si allineano alla fine tra le cose inutili. Le si sentono come frustrazioni. E diventano fisse. Delle fisse.

 

Ad esempio: pensiamo che la Valtellina, nonostante i moltissimi capannoni che infestano il fondo valle in Bassa Valle. Lo infestano specie quando restano lì, sotto, o "non" utilizzati. Dicevamo: pensiamo che la Valtellina: nonostante uno sviluppo che non ne sostiene spesso le prerogative, sia una valle a vocazione turistica. 

100 Km da Milano.

Be, uno può dire: per Bormio ce ne vogliono 206. Altri 44 per andare a Livigno. Sì: ma sono 92 a Colico, 110 per andare a Verceia. 121 a Gerola alta, 129 a raggiungere il Sasso di Remenno. Ah, poi con la nuova 38 sarà molto più semplice arrivare a Bormio. 

L'assessore Cotelli, in visita al MelloBlocco n° nove stupiva: C'è anche il bouldering!

Sì. C'è. La Val Masino lo sa dal 1977, lo sapevano i milanesi che da allora frequentano a decine di migliaia le oasi di sasso della valle retica. Come il grande turismo alpino, che arrivava già negli anni '50 da tutta Europa in alto, in Val Masino, sul Badile, Cengalo. Tra le montagne più belle d'Europa. 

Ora è difficile recuperare una visione compatibile di valorizzazione dei tesori di un mondo relegato a via di transito per i "luoghi belli". Tesori, che però ci sono.

Una politica davvero, apparentemente cieca, in decenni, e decenni, sembra avere visto la Valtellina come un posto che doveva pregare per avere. No. La Valtellina, la Valchiavenna sono le uniche Alpi di Lombardia. Nel Lecchese, nella Bergamasca nel comasco ci sono solo i "paracarri" di queste montagne. La Valtellina le sue carte da giocare le ha. E' unica. Non solo la Magnifica terra, ma tutta la sua montagna, dalle valli laterali alla mezza costa. Anche in Bassa Valle.

Questa unicità non ha avuto valorizzatori. C'è stato il giusto occhio di riguardo, sullo sci. Anche se a tirare sono stati prima di tutto gli operatori. Di Bormio, di Livigno. Il resto del... come lo si definisce: già, il "Territorio"? è stato - quasi - e spesso dimenticato. Basta prendere una strada, una a caso, da Morbegno. E salire, in un posto a caso: a Gerola? E: lo si capisce. Non si parla dell'oggi. Ma di decenni di apparente trascuratezza sugli indirizzi di sviluppo dei contesti di maggiore ricchezza ambientale di una grande, operosa, intraprendente Valle alpina. Di questa Valle, la Valtellina. 

Ora si dice: la Valle muore.

Certo. Lo attesta con i dati, e non lo dice, Giocondo Cerri, segretario della Cgil provinciale: nella sua bozza di relazione annuale. I dati parlano di  oltre 5.000 posti di lavoro, persi in provincia dall’inizio della crisi, di centinaia di lavoratori in cassa integrazione o mobilità senza prospettive e altre centinaia di posti di lavoro a rischio.

Dio: nel Paese e in generale la situazione non corre. Si tratta di capire che gioco si voglia giocare. 

Se si sceglie di "giocare" al futuro, si fa, come si è fatta in questi anni recenti, la battaglia per portare più ricaduta nelle zone sulla partita delle grandi concessioni idriche.

Ma oltre a questo, ci si accorge dei tesori, e si comincia a non trascurarli più.

 

La scorsa settimana la magnifica e remota, quasi irraggiungibile Tartano, chiamava relatori da Milano per discutere dell'Orso. Che sta tornando.

Il Parco nazionale dell'Abruzzo sull'orso, sulla sua presenza tra quei cocuzzoli di calcare spento, ha vissuto turisticamente anni. Speriamo che qui non se ne riapra la caccia.