Montagna protagonista. La scogliera di granito della Val Masino, in Valtellina, gruppo montuoso nella catena delle Alpi centrali e le foreste e i prati sotto la verticale di questi monti, comprensorio della riserva regionale della Val di Mello, hanno ospitato da giovedì a domenica il 9° Melloblocco, meeting internazionale per appassionati di bouldering, scalata su blocchi di pietra, che impegna l'arrampicatore a superare le brevi pareti levigate, spesso aggettanti di massi erratici di origine morenica. Ad arrivare in questa zona ben nota nel mondo dell'alpinismo, oltre 10.000 persone, 2.800 le preiscrizioni, 2.200 i partecipanti effettivi al raduno, quattro giorni di sport, ma anche di convegni e proiezioni, dedicati al settore outdoor, alla arrampicata moderna, alle esperienze e alle performance di top climber internazionali: come Adam Ondra, ceco, 19 anni; lo statunitense Chris Sharma; il campione spagnolo Ramon Julian Puigblanque; gli italiani Michele Caminati (nella foto), Angelika Rainer, Simone Raina. Tutti in fila, da giovedì di fronte ai grandi sassi, per partecipare alla gara, per esserci, insieme alle migliaia di appassionati. «Questa valle – è il commento di Michele Caminati, 28 anni, di Parma, un campione: piccolo Harry Potter della gestualità raffinata che richiede questa specialità alpinistica – è diventata un simbolo. Veniamo in Val Masino, in Val di Mello per ritrovare una montagna integra e completa. L'area è perfetta per il nostro sport e la scalata sui sassi è “democratica”. Il “boulder”, il masso lo puoi frequentare con gli amici, perché ha tanti lati, c'è spazio per tutti: chi ha meno esperienza affronta i versanti meno difficili, e a due metri di distanza, ci sei tu, impegnato allo stremo». E' la cultura outdoor che viene abbracciata dai giovani; l'affermarsi della voglia di uscire, di muoversi in gruppo, nella natura, senza vincoli: liberi, e anche senza lo stress dell'alpinismo di quota. Simone Raina, 27 anni di Milano, laureato in Ingegneria aerospaziale, campione regionale della disciplina racconta: «Il bouldering mi appassiona, mi prende, mi emoziona, è un concentrato di tutto quanto mi piace dell'alpinismo. Devi affrontare sezioni, passaggi di roccia che presentano in pochi metri il massimo delle difficoltà: per passare devi combinare la forza, con la precisione, trovando in te la massima concentrazione. La testa e il movimento diventano una cosa sola: individui la sequenza di gesti giusta, la “tua strada”, non senti niente e senti tutto, è uno stato di grazia». Al meeting anche alpinisti più classici, come Hansjörg Auer, austriaco, primo in free-solo, senza corda, sulla via “Attraverso il pesce”, Sud della Marmolada, Dolomiti, 1200 metri, itinerario di difficoltà leggendaria. «Il pericolo – spiega – lo superi attraverso il controllo di te stesso; la ricerca è quella della euforia del momento». Solo la pioggia, tra sabato e ieri, ha un po' funestato l'effervescenza del raduno. Al meteo non si comanda, specie in montagna, ma l'anno prossimo si replica.



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