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         <title><![CDATA[Mirko Dolzadelli, segretario Cisl: "Quando la cassa integrazione non erogherà più" ]]></title>
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	Economia della Valle, e molte aziende della Bassa Valle, o in gravi difficoltà, o ancora in ballo nella stagnazione coinvolte nella crisi dei consumi e del lavoro. In un quadro di vitalità produttiva che permane a livello provinciale, nelle valutazioni di Mirko Dolzadelli, neo segretario della Cisl, dipinto a tinte fosche anche per il 2013. «Non si può generalizzare e occorre distinguere bene tra i comparti – ha affermato il sindacalista di Gordona, più giovane segretario provinciale...]]></description>
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	Economia della Valle, e molte aziende della Bassa Valle, o in gravi difficoltà, o ancora in ballo nella stagnazione coinvolte nella crisi dei consumi e del lavoro. In un quadro di vitalità produttiva che permane a livello provinciale, nelle valutazioni di Mirko Dolzadelli, neo segretario della Cisl, dipinto a tinte fosche anche per il 2013. «Non si può generalizzare e occorre distinguere bene tra i comparti – ha affermato il sindacalista di Gordona, più giovane segretario provinciale della confederazione, in Italia – ad esempio: chi si muove nel campo delle eccellenze, della super specializzazione, ed esporta tiene, e riesce a dare risposte. Così come l'agro alimentare, seppur rallentato dal generale calo dei consumi va considerato a sé. Ma l'allarme e la preoccupazione occupano comunque la scena. Ormai – ha affermato Dolzadelli – siamo a più di 4 anni dall'inizio della crisi e vale la pena soffermarsi su alcuni dati. Siamo – ha proseguito – un po' ad un punto di arrivo per una serie di difficoltà aziendali affrontate nel tempo con gli ammortizzatori sociali. Il problema della gestione degli esuberi, se non si riescono ad avere proroghe ulteriori sarà un dato con il quale purtroppo si dovrà fare i conti». Tra i punti non risolti nella congiuntura c'è poi il crollo del mondo delle costruzioni. «Anche la nuova 38 – hanno precisato dalla Cisl – continua ad avere problemi di finanziamenti, è rallentata, non ci sono soldi. E l'intero comparto edile perde ormai indotti per il 30% del suo volume produttivo. La disoccupazione giovanile in Valle viaggia anch'essa oltre il 30%: e dei nostri laureati, l'80% o non ha un'occupazione stabile o la ha fuori provincia». La contrazione si allarga anche sul lavoro frontaliero: «Qui i contratti sono più brevi e di minore qualità ed è un altro indice che appesantisce una situazione globalmente rallentata. Non vediamo elementi che ci diano una certezza per quanto concerna la tenuta del sistema in provincia. Si fa fatica e non si scorgono grandi opportunità di uscita». L'incubo in Bassa Valle è per le fabbriche che stanno attingendo da parecchio ormai alla cassa integrazione straordinaria. «Non andiamo a fare nomi – il commento del dirigente Cisl – ma è chiaro che non potremo pensare che aziende che hanno avuto uno, due anni di cassa straordinaria non si trovino nel 2013 a fare i conti con gli esuberi, con un problema anche numerico di espulsione dal mondo produttivo: il prossimo anno assisteremo a una resa dei conti sui numeri. Ripeto anche – ha poi detto Dolzadelli – che non si deve generalizzare. Le aziende che esportano, ad esempio la Carcano, la General Electric, o il comparto farmaceutico in Alta Valle sono capitoli di ben altro segno, e ci sono aziende piccole che lavorano in modo fiorente con la vicina Svizzera, ma sono una minoranza. La tendenza maggiore vede prevalere le aziende in sofferenza: e nelle valutazioni complessive emerge tra l'altro un blocco del turn over: c'è chi non fa i conti con i licenziamenti ma non assume e quindi contrae gli organici e manca liquidità. Tra i motori per sostenere il rilancio e generare investimenti – ha poi detto il sindacalista – ci potrebbe essere il settore pubblico nel quale al contrario non girano opportunità, non si investe, anche per i vincoli del patto di stabilità. E servirebbero politiche di sostegno al consumo. Il vero problema – ha concluso – è che non siamo ancora arrivati al breack even, il punto di bilanciamento nel dopo crisi. Servono gli accordi sulla produttività interaziendale ma serve anche fare maggior sistema per affrontare una situazione molto complicata». &nbsp; &nbsp;</p>
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