Riello: il crollo

Sono giorni di ansia, di preoccupazione che cresce per i 178 dipendenti della Riello di Morbegno, che l'azienda ha deciso da una sera all'altra di tagliare. Una vicenda che sta scuotendo operaie e operai; e le 242 famiglie, che contano sulla retribuzione della grande fabbrica, cuore del polo industriale tra Morbegno e Talamona. E che sta facendo vibrare di sconcerto sindacati, enti sociali, rappresentanze territoriali, municipalità, semplici cittadini. La Riello è un colosso del lavoro in Bassa Valle; produce qui caldaie e scambiatori di calore, ovvero serpentine. Era atteso giovedì un incontro all'Unione industriali di Sondrio, con i sindacati e la proprietà della Riello Spa: la Valtellina si aspettava di sentire proposte sullo sviluppo del sito; sulla messa in produzione di nuove linee. Riello si è presentata dicendo che la crisi “morde il settore” e per questo, per sopravvivere, tagliano tutto il reparto che fa le caldaie, Sono 178 lavoratori. Ieri la fabbrica è scesa in sciopero. Nel grande piazzale interno dello stabilimento tutti gli operai, seduti, a piccoli gruppi, tra striscioni e emozioni. «Vogliono far saltare la maggior parte dei posti – ha affermato allibito Davide Fumagalli, segretario della Fim Cisl – resterebbero operativi nella fabbrica solo i dipendenti che producono serpentine». «Uno scenario così drammatico – hanno anche precisato i sindacalisti – non era nemmeno ipotizzabile. Ci aspettavamo che in questo incontro di giugno venissero avanzate piccole ristrutturazioni, attivando i pensionamenti, e invece si è parlato di crollo di vendita delle caldaie murali su tutti i mercati, dei costi di qui che sarebbero diventati insostenibili». A questo riguardo, parecchi operai e operaie della fabbrica, intervistati hanno chiarito secondo il loro punto di vista su strategie del management e pesi degli esborsi economici. «Quando c'era da fruire della Legge Valtellina – ha detto una giovane operaia – i costi, allora, erano “sostenibili”, la Riello è stata qui dieci anni senza pagare le tasse, assunzioni agevolate, perché c'era tanto personale che proveniva dagli stabilimenti in sofferenza: Filatura Delebio; Reziafil; la Martinelli di Morbegno; il guantificio Iga. Gli operai sono venuti, la Riello ha avuto le sovvenzioni, e ora vogliono andare a portare il lavoro in Polonia, dove hanno un altro stabilimento. Bella roba». «Ci chiamavano la “gallina dalle uova d'oro” tra i siti produttivi della compagnia – dice un dipendente di mezza età – e questa nomea era nota nel gruppo. Facevamo nel 2000 1300, 1400 caldaie murali al giorno; oggi ne facciamo 3, 400. Ma non è che il lavoro non ci sia: viene fatto altrove. Ieri avevamo certezze occupazionali, oggi non sappiamo più: abbiamo figli, coniugi che lavorano in altri stabilimenti in difficoltà». Le testimonianze in questo senso sono decine: parlano di una classe operaia tradita, di lavoratori che si trovano di fronte all'improvviso “madama miseria”. «Mercoledì prossimo – ha anche detto Fumagalli – ci incontreremo di nuovo con la dirigenza Riello, entreremo nel merito, per ora lo sciopero chiude la settimana, da lunedì decideremo le mosse dell'agitazione, vogliamo che si parli del sito, della sua programmazione, degli investimenti. Una cosa è certa: venderemo cara la pelle».